Obesità |
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Incidenza e prevalenza dell’obesità sono, in Italia, molto elevate e in crescita, in entrambi i sessi e in tutte le fasce d’età: circa 16 milioni sono i soggetti sovrappeso, mentre il numero degli obesi supera i 5 milioni ed è raddoppiato rispetto al 1994, si tratta di un fenomeno che interessa circa il 50% della popolazione italiana. Il PSN 2003-2005 ha stimato in circa 23 miliardi di euro l’anno i costi sanitari diretti dell’obesità in Italia, legati per oltre 60% a ricoveri ospedalieri. Sovrappeso e l’obesità si associano a morbilità e mortalità: tutte le cause di morte aumentano significativamente. Elevato è il rischio di sviluppare alcune malattie, come l’arteriosclerosi, le malattie cardio-vascolari (morte improvvisa, infarto e stroke), il diabete di tipo 2, i disturbi del respiro e del sonno e alcune forme di tumori, oltre a patologie degenerative osteoarticolari. Maggiore è il peso, più elevato è il rischio. L’obesità, in particolare quella con distribuzione prevalente del grasso a livello addominale, favorisce l’instaurarsi della “sindrome metabolica”, forse il maggior fattore di rischio vascolare. Una parte rilevante dei soggetti obesi riporta disagi psicologici e/o soffre di Disturbi del Comportamento Alimentare, tra i quali il Binge Eating Disorder. L’obesità è anche responsabile di un grave impatto negativo sui livelli di autonomia e di qualità della vita, per l’elevata associazione con vari gradi di disabilità. L’obesità comporta frequenti assenze e diminuzione della produttività lavorativa, per problematiche psicofisiche, e depressione del tono dell’umore. La prevalenza dell’obesità sta aumentando cospicuamente anche nella popolazione di età maggiore a 65 anni. Gli effetti dell’obesità e del processo d’invecchiamento sulla disabilità finiscono per sommarsi. Si prevede che, in un prossimo futuro, l’invecchiamento della popolazione insieme all’aumento ponderale e alla sedentarietà finiranno per condizionare negativamente la funzione muscolo-scheletrica e, quindi, l’incidenza di sindromi osteoarticolari, foriere di disabilità.
L’intervento
L’approccio all’obesità richiede un ampio spettro di interventi indipendenti, ma coordinati a differenti livelli, dalla prevenzione al mantenimento del peso, alla cura delle complicanze mediche.
Poichè l’obesità è uno stato morboso di tipo cronico degenerativo, la prevenzione primaria sarebbe l’intervento più indicato. La diffusione e le responsabilità ambientali richiedono, però, interventi di ampio respiro con il coinvolgimento di settori sociali e politici, che esulano da questo progetto.
Le evidenze scientifiche, sperimentali e cliniche, sembrano dimostrare che la tradizionale terapia prescrittiva (dieta, farmaci, attività fisica, etc) ha profondamente deluso, con risultati a medio e lungo termine del tutto insoddisfacente.
Costi sanitari dell’obesitàNel mondo industrializzato circa metà della popolazione è sovrappeso. Nel Piano Sanitario Nazionale (PSN) 2003-5 predisposto dal Ministero della Salute Italiano è stato segnalato un drammatico aumento della prevalenza dell’obesità spesso in relazione a cattivi stili di vita. Secondo stime recenti in Italia vi sono circa 16 milioni di soggetti sovrappeso; il numero degli obesi supera 5 milioni ed è raddoppiato rispetto al 1994. L’obesità è una patologia caratterizzata dall’aumento della massa grassa a cui è legato un significativo aumento della morbilità e della mortalità. La patogenesi dell’obesità è multifattoriale. È legata all’interazione circolare – nel corso della vita - di abitudini alimentari scorrette (fino a veri disturbi del comportamento alimentare), ridotto consumo energetico, alterazioni metaboliche, patologie cardiovascolari e osteoarticolari, disturbi dell’umore e di personalità, fattori ambientali (familiari, lavorativi, sociali). Solo nel 5% dei casi è secondaria a patologie del sistema endocrino.
L’obesità rappresenta un notevole problema per lo stato di salute della popolazione (determina un aumento della morbilità per diabete mellito di tipo 2, cardiopatia ischemica, ipertensione arteriosa, patologie osteoarticolari, malattie cerebrovascolari, respiratorie e neoplastiche con riduzione dell’aspettativa di vita) e ha ripercussioni gravi sulla qualità di vita legate, in particolare, alle disabilità conseguenti (1).
L’obesità (con le sue complicanze) comporta un aumento nell’uso di risorse sanitarie e aggrava in misura rilevante i costi sanitari delle nazioni (2-7). In Italia, il PSN 2003-2005 ha stimato in circa 23 miliardi di euro l’anno i costi sanitari diretti dell’obesità, legati per più del 60% ai ricoveri ospedalieri. Negli USA la morbilità obesità-correlata incide per un 6% circa sui costi totali della sanità (8); uno studio recente ha valutato che le complicanze articolari hanno già da sole conseguenze onerose (9); un altro studio del 2007 ha segnalato il pericoloso aumento dei costi sanitari delle complicanze cardiovascolari del sovrappeso anche nelle popolazioni rurali del Giappone (10). Il ricorso -sempre più frequente - alla chirurgia bariatrica comporta forse risparmi economici (11) ma costi comunque elevati e persistenti incertezze sugli esiti a lungo termine.
Complicanze mediche dell’obesitàIl rischio per la salute non è legato solo al peso e all’indice di massa corporea, ma anche alla distribuzione regionale del tessuto adiposo; le persone, infatti, con un grasso localizzato in modo prevalente in sede addominale hanno un aumentato rischio di diabete tipo 2, dislipidemia, ipertensione arteriosa e malattie cardiovascolari, rispetto a quelle con un grasso distribuito soprattutto in sede periferica (glutei e gambe) e sottocutanea. Una circonferenza vita superiore a 102 cm negli uomini e a 88 cm nelle donne indica un’eccessiva quantità di grasso addominale.
Numerosi studi hanno evidenziato che il sovrappeso e l’obesità si associano a un incremento di tutte le cause di morte e aumentano significativamente il rischio di sviluppare alcune malattie, come ad esempio il diabete di tipo 2, le malattie cardio-vascolari, i disturbi del sonno e del respiro e alcune forme di cancro.
Maggiore è il peso più elevato è il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 (non insulino dipendente); il diabete di tipo 2 favorisce lo sviluppo di numerose complicanze mediche, quali malattie renali, retiniche, arteriopatia periferica con rischio di sviluppare ulcere ai piedi, disfunzioni sessuali, alterazioni genito-urinare e gastrointestinali), cardiovascolari e delle arterie periferiche, ictus.
L’obesità è associata a tre anomalie dei lipidi (grassi) circolanti: (1) aumento dei livelli dei trigliceridi; (2) diminuzione dei livelli del colesterolo HDL-C (il cosiddetto colesterolo buono); (3) aumento dei livelli delle LDL piccole e dense (il cosiddetto colesterolo cattivo). Tale combinazione aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare gravi malattie delle arterie coronariche.
La sindrome metabolica aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari.
La steatosi epatica (malattia del fegato grasso non alcolica) è una complicanza che affligge il 10-25% della popolazione adulta e il 58-77% delle persone affette da obesità. In un quarto dei casi si sviluppa fibrosi e necrosi infiammatoria, e cioè una grave malattia del fegato non reversibile che può anche portare alla morte.
Una minoranza di persone affette da obesità sviluppa una seria condizione medica caratterizzata da frequenti episodi di apnee notturne, che in alcuni casi si possono verificare anche nelle ore diurne. In questa condizione, oltre alle apnee, è
L’obesità nelle donne in pre-menopausa è associata a irregolarità mestruali e amenorrea. La condizione più importante associata all’obesità addominale è la “sindrome dell’ovaio policistico”, condizione caratterizzata da infertilità, disturbi mestruali, irsutismo, iperandrogenismo addominale e anovulazione. La sindrome è associata a iperinsulinemia e a resistenza insulinica.
Diagnosi di obesitàPer classificare il sovrappeso e l’obesità negli adulti si usa l’indice di massa corporea o BMI, che si calcola dividendo il peso in chili con l’altezza al quadrato in metri (kg/m2). Ad esempio, un adulto di 65 kg con un’altezza di 170 cm ha un BMI di 22,5. La classificazione del sovrappeso e dell’obesità secondo il BMI, elaborata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (1997), considera un individuo in sovrappeso se ha un BMI compreso tra 25 e 29,9 kg/m2 ed obeso se ha un BMI > 30 kg/m2. Un’altra misura importante per valutare il rischio associato all’eccesso ponderale è la circonferenza vita, che è un indice indiretto di valutazione del contenuto di grasso viscerale. Studi longitudinali hanno osservato che una circonferenza vita superiore a 88 cm nelle donne e a 102 cm negli uomini è associata ad un aumentato rischio di diabete tipo 2, dislipidemia, ipertensione arteriosa e malattie cardiovascolari.
Cura dell’obesità
Negli ultimi 50 anni è avvenuta quella che i sociologi hanno definito come una grande transizione alimentare: buona parte dell’umanità è passata da un’alimentazione dominata da cereali e ortaggi a una ricca di grassi e zuccheri semplici. Contemporaneamente è diminuita la spesa energetica media giornaliera: lo sviluppo tecnologico ha portato ad una riduzione clamorosa della necessità di muoversi a piedi e di lavorare manualmente, quindi di spendere energia. I risultati dei trial o delle revisioni sono di univoca interpretazione: la promozione di un corretto stile di vita, composto da una sana alimentazione povera in grassi saturi associata ad una attività fisica costante anche se di moderata intensità, sono l’approccio più efficace e duraturo nel tempo per affrontare la patologia obesità.
Modificare il proprio stile di vita è difficile: abitudini inveterate, il tipo di lavoro, l’ambiente urbano e lo stesso eccesso di peso, sono tra i fattori che più ostacolano la capacità e la possibilità di muoversi in modo efficace e sistematico. Terapia Cognitivo-Comportamentale Fin dagli anni ’60 si è diffuso l’utilizzo della terapia comportamentale, e della sua evoluzione cognitivo-comportamentale, nel trattamento dell’obesità. In generale, questo approccio terapeutico è finalizzato a modificare i pensieri distorti, le emozioni disfunzionali e i comportamenti disadattivi dell'individuo, producendo la riduzione e l'eliminazione del sintomo e apportando miglioramenti duraturi nel tempo. Per queste sue caratteristiche, ha trovato un importante campo di applicazione nella cura dell’obesità, che abbiamo visto essere un disturbo dall’eziopatogenesi complessa. In particolare, la terapia cognitivo-comportamentale ha tre principali caratteristiche:
È una terapia a breve termine, orientata alla soluzione di un problema, focalizzata sul qui ed ora, basata su uno stile terapeutico collaborativo e richiede l’attiva partecipazione del paziente. Nel campo dell’obesità l’obiettivo principale è il cambiamento dello stile di vita necessario ad indurre un moderato calo ponderale (10% del peso di partenza); i temi trattati sono relativi al comportamento alimentare, all’attività fisica, alla gestione degli stimoli e delle proprie emozioni; le tecniche maggiormente utilizzate sono l’automonitoraggio, il problem solving, il controllo degli stimoli, la ristrutturazione cognitiva; viene applicata sia in setting di tipo individuale che di gruppo. Terapia di gruppo La principale sfida nel campo dell’obesità è il mantenimento a lungo termine del peso perduto. La maggior parte degli approcci convenzionali finalizzati alla perdita di peso sono in grado di determinare un calo ponderale pari a circa il 10% del peso di partenza, ma rimane scarsa la percentuale di pazienti che riesce a mantenere a lungo termine questo risultato.
Una soluzione a questo problema, proposta da numerose ricerche scientifiche sugli esiti del trattamento, è il prolungamento della durata della cura; questo, ovviamente, si traduce in un notevole dispendio di risorse da parte dei Centri che offrono tale servizio. Questo è solamente uno degli aspetti positivi di tale approccio. In termini terapeutici la terapia di gruppo fa leva su uno dei fattori predittivi di successo nella terapia dell’obesità: il supporto sociale. Tra i fattori terapeutici della terapia di gruppo, oltre ai fattori di supporto (accettazione, condivisione, altruismo e coesione) giocano un ruolo fondamentale nella modificazione del comportamento anche i fattori di apprendimento tra i quali il modeling (copiare un comportamento esibito da altri) e l’apprendimento vicario (apprendere ed applicare una conoscenza acquisita attraverso l’esperienza di altri). In pratica, con l’esperienza di gruppo, le persone hanno la possibilità di impegnarsi in un progetto di cambiamento sostenendosi a vicenda e imparando, oltre che dalla propria esperienza diretta, anche da quella altrui. Terapia farmacologia
In Italia sono disponibili sul mercato solo due farmaci che hanno indicazioni specifiche per la cura dell’obesità a lungo termine: l’orlistat e la sibutramina. Altri farmaci, ad esempio le amfetamine, non sono più indicati per la cura dell’obesità perché il loro effetto è di breve durata (l’obesità è una condizione cronica che richiede un trattamento continuativo) e sono gravati da numerosi effetti collaterali, come ad esempio lo sviluppo di dipendenza. Sul mercato sono presenti anche numerosi integratori alimentari proposti come aiutanti del dimagramento, ma fino ad ora nessuna ricerca scientifica seria ha dimostrato che essi abbiano una qualche azione aggiuntiva nella perdita di peso oltre a quella ottenibile con la dieta e l’attività fisica.
È evidente che fino a che non saranno risolti questi problemi la terapia farmacologica non può essere considerata il trattamento di elezione per la cura dell’obesità. Terapia chirurgica Il trattamento chirurgico per l’obesità è indicato per un “numero molto ristretto di pazienti affetti da obesità di grado elevato”, quando è raccomandata un’importante perdita di peso. Le linee guida dell’Istituto Nazionale della Salute degli USA del 1998 hanno fornito la seguente raccomandazione: “La chirurgia per la perdita di peso è una strategia d’intervento per soggetti altamente selezionati con obesità morbigena (BMI > 40) o con BMI > 35 e patologie concomitanti quando i metodi meno invasivi si sono rivelati inefficaci”. Prima dell’approccio chirurgico viene proposto un trattamento bariatrico endoscopico che prevede il posizionamento nella camera gastrica di un palloncino (elastomero siliconato) a contenuto liquido di 600 cc. La procedura viene eseguita in sedazione profonda e/o anestesia generale.
Le controindicazioni sono rappresentate da esofagite di II grado, ernia jatale>5 cm, malattia peptica attiva, pregressa chirurgia gastrica, malattia di Crohn, neoplasie, varici esofago-gastriche, gravi disturbi psichiatrici e tossicodipendenza.
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